La leggenda di Selkie

Con il poco tempo a disposizione, dato che l’ultimo traghetto sarebbe ripartito entro un’ora, prendo l’auto e guidando con un certo impeto mi dirigo sul luogo dove incontrerò Selkie.
La leggenda di Selkie, la donna foca della mitologia delle Isole Faroe, ma anche della Scozia, Islanda e Irlanda, nasce probabilmente per spiegare una caratteristica genetica di alcune persone dell’area che si contraddistinguono per le dita molto corte. Ci sono diverse versioni di questa leggenda tutte comunque con lo stesso epilogo. Selkie è appunto una donna-foca, una razza di esseri mitologici che, si narra, durante la dodicesima notte (credo dopo il Natale) uscivano dal mare togliendosi la pelle da foca per rivelare la loro forma femminile e danzare sulla spiaggia. Se un uomo avesse rubato la pelle di una di loro durante queste danze la avrebbe avuta in sposa. La donna foca sarebbe stata un’ottima moglie con la quale avrebbe fatto molti figli.
E’ cosi una notte un pescatore rubò la pelle di Selkie e la portò via con se nella sua casa. Selkie diventò quindi sua moglie, accudendo l’uomo e diventando madre dei suoi figli. Ogni notte però la donna tornava sulla spiaggia ad osservare il mare ripensando al suo amato compagno lasciato nel mondo sommerso insieme ai loro figli. Finalmente un giorno, mentre il pescatore era uscito, Selkie riuscì a impadronirsi della sua pelle di foca. Si diresse verso il mare fuggendo via dalla vita in cui era stata imprigionata, raggiungendo la sua vera famiglia.
Inoltre, prima di immergersi nei flutti, spense il fuoco che ardeva nella casa e nascose tutti i coltelli. Voleva evitare che l’ira dell’uomo per la sua fuga si rivolgesse contro i loro figli.
La notte successiva, prima del giorno della pesca, l’uomo sognò Selkie che lo implorava di non uccidere il suo compagno e i suoi figli durante la mattanza delle foche. L’uomo ignorò le preghiere di Selkie sterminando la sua famiglia.
La vendetta della donna foca, travolta dal dolore per la perdita della sua famiglia, fu terribile. Una sera, mentre il pescatore insieme ai suoi amici festeggiava la mattanza in un locale del posto, una creatura mostruosa fece irruzione nella stanza annunciando la maledizione. Sarebbero morti affogati o cadendo dai dirupi dell’isola (cosa molto frequente ancora oggi…) tanti uomini quanti ne fossero necessari a cingere l’intero perimetro dell’isola stessa.
I discendenti di Selkie sono ancora sull’isola e si distinguono dagli altri per le loro piccole dita.

Quando arrivo a destinazione Selkie mi appare in tutta la sua bellezza. E’ in fondo ad una ripida scalinata, con le spalle al mare ed il volto rivolto verso l’isola.

 

La sua statua imponente è collocata in fondo ad una ripida scalinata che finisce in una suggestiva scogliera. Alla sua destra una splendida cascata si tuffa nel mare e lo scroscio dell’acqua che cade dall’alto battendo sulla piattaforma rocciosa si unisce al rumore del mare che ribolle tra gli scogli creando tante piccole creste bianche di schiuma.
Le sono rimasto di fronte per diversi minuti completamente rapito dalla bellezza, dalla grazia e dalla forza che il suo corpo e il suo sguardo trasmettevano. Vederla con i capelli sciolti sulle spalle in piedi davanti a me, mentre con orgoglio tiene in mano la sua pelle di foca è stato davvero emozionante.
Purtroppo il tempo a mia disposizione era molto limitato. Il fatto che l’ultimo traghetto della giornata sarebbe ripartito di li a poco, in aggiunta al fatto che l’isola non ha strutture alberghiere di alcun tipo, mi hanno convinto a salutare Selkie e a fare ritorno verso il porto. Avevo già avuto la mia dose di avventura per quel giorno.
Grazie per essere qui
Fabio
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