Come esseri viventi ed “intelligenti” di questo pianeta dovremmo avere a cuore la vita di tutte le creature che convivono con noi.

Ho creato questo blog e la mia pagina facebook per sviluppare un mio personale percorso di cambiamento ponendomi, tra gli altri, l’obiettivo di inseguire costantemente il bello che ho intorno, raccontandolo con immagini e parole. Sono convinto che tutti noi siamo letteralmente e quotidianamente bombardati da informazioni e immagini negative e che queste ci abbiano fatto dimenticare quanto meraviglioso sia il mondo in cui viviamo.
Non rincorro certo un utopico progetto di celare l’orrore di cui il mondo è stracolmo; questo è solo il mio modestissimo tentativo di tenere per qualche attimo il mio sguardo e il vostro altrove.
Per questo motivo sono stato a lungo combattuto nel valutare se pubblicare questi scatti o se lasciarli nel mio archivio insieme ad altre mostruosità che ho, mio malgrado, catturato con la macchina fotografica. Avevo deciso per il no, pensando che questo spazio dovesse restare distaccato dal resto, raccontando solo il bello. Negli ultimi giorni però, mentre sto ancora scrivendo i vari episodi di questo viaggio nelle Isole Faroe e riguardando gli scatti realizzati per farne una selezione, ho cambiato idea. Non posso nascondere questa esperienza che ho vissuto.
Sento il dovere di farvi vedere quello che ho visto.
Quindi iniziamo.

Sono fermo con l’auto in fila per l’imbarco al porto di Klaksvik.

Questo è uno dei porti da cui salpano le baleniere per quella che qui si chiama la Grindadráp, la caccia alle balene ed più in generale, ai delfini. Una grande risorsa economica per quest’isola.
Nell’attesa dell’imbarco, più lunga di quanto avessi previsto, ho fatto un giro intorno al porto per una breve caccia fotografica. Porto sempre a casa qualcosa di interessante e curioso da questi tour improvvisati. Mi guardo intorno e noto a circa trecento metri dal mio punto di partenza un gran movimento di macchinari e uomini. Immaginando di poter scovare qualche bizzarra scena di lavoro portuale mi avvicino. Con gli occhi scruto gli spazi cercando stimoli interessanti e lo sguardo si posa su una lunga fila di masse scure sulle quali armeggiano alcuni uomini. Mi avvio a passo veloce verso quel punto non avendo ancora capito cosa stavo per vedere.
Oramai prossimo all’obiettivo vengo improvvisamente assalito da un penetrante odore di sangue e di pesce. Realizzo che mi trovo di fronte ad un paio di dozzine di corpi di balene, alcune ancora cucciole. Stordito dalla vista di questo insensato, sconvolgente massacro di mammiferi, inizio con fatica a scattare foto, fissando i corpi straziati di queste creature, le macchie di sangue rosso scuro che fanno contrasto sul cemento chiaro del molo e l’immagine della morte . Non aggiungerò altre parole nè vi racconterò come sono stato apostrofato dal personale del porto quando mi hanno visto fotografare e commentare queste scene. Le immagini delle carcasse delle balene dopo la mattanza parlano da sole. Anzi, urlano.

La mattanza delle balene non è una cosa molto diversa da quello che facciamo nel resto del mondo a mucche, maiali, polli, tonni, agnelli e persino cani, rinoceronti, elefanti. Per non parlare di quello che facciamo ai nostri simili. Mi piacerebbe dire che questo orrore è inumano. Purtroppo invece è molto umano. Ed è inaccettabile.
Sono ancora convinto che la bellezza sia ovunque intorno a noi – nonostante noi e quello che facciamo agli altri esseri viventi.
Grazie per essere qui
Fabio

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