Verso il faro di Kalsoy, nelle Isole Faroe.
Eravamo rimasti al punto in cui mi ero concesso una punta di panico.
Una roccia sporgente, per fortuna, viene in mio soccorso, i piedi trovano un appoggio e lo scivolone si interrompe.
Finalmente.
Diciamolo chiaramente. In quei quattro secondi di caduta verso il baratro me la sono vista brutta davvero. Ora devo calmarmi, raccogliere le forze e ritornare su verso il sentiero, sperando di non scivolare giù ancora una volta.  Non voglio che le Isole Faroe siano l’ultima cosa che ho visitato. Il problema ora è che sono talmente in pendenza che se dovessi provare a rialzarmi, cadrei definitivamente di sotto…
Diciamo che mi trovo in una scomoda e spiacevole situazione…
Tutto sporco di fango, sudato, dolorante, il cuore che batte come Peter Criss sulla grancassa ai suoi tempi d’oro (Il batterista dei KISS, quello che si truccava da gatto), le mani impastate di terra, decido che non posso in alcun modo tentare di risalire gattonando verso l’alto, semplicemente troppo rischioso, quindi mi giro a pancia sotto e inizio ad arrampicarmi strisciando come un serpente fino al punto in cui ci si può rimettere in piedi. Arrivato finalmente nel punto in cui la pendenza assume una angolatura accettabile , come un equilibrista mi tiro su.

Mi sento tanto Phillippe Petit nel sul libro “Trattato di Funanbolismo“.

Con lo sguardo punto una piazzola visibile poco più avanti dove nel frattempo si erano fermati alcuni del gruppo che avevano assistito al mio volo. Mi avvio verso di loro. Tra gli spettatori ci sono anche due simpatiche ragazze tedesche, una delle due è la gemella di Hulk con l’unica differenza che questa è nella versione bianca e non in quella verde. Per il resto però sono due gocce d’acqua. Arrivato nello slargo metto a terra lo zaino e, invocando Odino e famiglia, cerco di darmi una ripulita ripensando al pericolo mortale vissuto pochi attimi prima. La teutonica Hulk mi guarda e, come se pochi attimi prima nulla fosse successo, mi chiede <<sei venuto qui per salire su fino al faro ? >>
segue un attimo di silenzio…
<<no, ma ti pare, mi sono arrampicato su per la montagna per cercare un posto tranquillo dove svuotare la vescica>>.
Avrei voluto risponderle cosi.
Ovviamente non l’ho fatto, ma l’espressione del mio viso deve averle fatto intendere che ero temporaneamente poco predisposto alla conversazione. Molto poco predisposto in effetti.
Mi è solo uscito uno stitico “Yes”. E mi è anche sembrato il risultato di un notevole sforzo comunicativo.
Lei si è immediatamente girata rimettendosi in cammino. Anche io farò lo stesso dopo qualche minuto, il tempo necessario a far calare le scariche di adrenalina.

Fotografia scattata nelle isole Faroe con Olympus M5 Mark II  – Zuiko 12-40 Pro
Il resto del percorso non sarà cosi eccitante, per fortuna. E poco dopo ecco finalmente apparire il tanto atteso faro di Kalsoy ! Che dio lo benedica insieme a quello che ha pensato di realizzarlo in questa località cosi facilmente raggiungibile. Però lo spettacolo della natura che ho davanti agli occhi mi ripaga del rischio e della fatica vissuti fino a pochi attimi prima. La montagna fa spesso cosi, ti fa sudare e anche spaventare ma poi ti restituisce emozioni uniche – se sopravvivi.  La vetta domina l’intera valle alle nostre spalle e di fronte offre una vista mozzafiato su tutte le isole Faroe, si vede acqua fino alla curva dell’orizzonte – ma guarda un pò, sarà per questo che ci hanno messo un faro ? . Il mare sottostante fa sentire la sua voce, questa volta non è rabbiosa ma gentile. Nell’aria frizzante c’è profumo di muschio, di sale, di terra bagnata, il sole è caldo e il cielo limpido. Una festa.
Molliamo gli zaini e ci godiamo questo dono che ci siamo decisamente guadagnati.

Fotografia scattata nelle isole Faroe con Olympus M5 Mark II  – Zuiko 12-40 Pro
Lo zaino e la giacca appesi alla ringhiera sono i miei, per testimoniare che ci sono stato davvero .
L’eccitazione è tanta e decido di celebrare il momento e lo scampato pericolo con una cosa che faccio raramente. Chiedo ad un altro compagno di “cordata” di farmi uno scatto. Lui, disponibilissimo. mette a fuoco la montagna dietro di me anziché il mio volto… Ovviamente ho scelto l’unico del gruppo che non sa scattare una foto. Lo scatto viene completamente fuori fuoco ma ve bene lo stesso.

Fotografia scattata nelle isole Faroe con Olympus M5 Mark II  – Zuiko 12-40 Pro
Isole Faroe – Eccomi qua, vivo e felice, proprio in quest’ordine.
Dopo gli scatti di rito si fa un rapido spuntino e si recuperano le forze per affrontare la discesa, cambiando percorso però, dato che dall’alto si intravede un altro passaggio meno pericoloso. Questo era il sentiero che avremmo dovuto fare anche all’andata, ma abbiamo seguito il primo della fila, un coglione con lo zaino mimetico, che ci ha fatto prendere la strada errata.
Ora andrò a riprendere l’auto per raggiungere la seconda tappa di questa escursione. Devo incontrare la bellissima Selkie e c’è poco tempo perchè da questa parte dell’isola gia si nota che il sole ha iniziato la sua discesa. La valle al rientro si tinge di oro. Un altro inatteso spettacolo.

Fotografia scattata nelle isole Faroe con Olympus M5 Mark II  – Zuiko 12-40 Pro
SEGUE nella QUARTA PARTE
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Fabio
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