L’ascolto della presentazione di Suzanne Simard sulla sua esperienza nello studio delle foreste mi ha cosi tanto rapito e emozionato che ho deciso di dedicargli un post, pubblicando anche alcune foto fatte nel Parco Nazionale di Yosemite con la mia Nikon D750 e il Tamron 24-70mm f/2.8.

Foto scattata con Nikon D750 e Obiettivo Tamron 24-70 f/2.8Tamron 24-70 f/2.8
Ma chi è Suzanne Simard ?
E’ una ricercatrice canadese che per trenta anni ha studiato l’ecosistema delle foreste ed ha fatto una scoperta incredibile. Gli alberi parlano tra loro, anche a lunga distanza. Non solo parlano, si tramandano tradizioni, conoscenze, informazioni in tempo reale su eventuali pericoli. Detto cosi sembra quasi incredibile, ma è tutto vero, come dimostrano i suoi studi.
Tutto è iniziato quando da bambina, passeggiando con il nonno in una foresta della British Columbia, mentre aiutavano il cane che era caduto in una fossa piena di fango, lei rimase affascinata dalle radici degli alberi, dal micelio e al mix di minerali e suolo che si trova la sotto.
Da li iniziò la sua passione per le foreste e gli studi che la portarono a diventare esperta e a lavorare per le grandi aziende che gestivano le foreste canadesi. In questa esperienza però viveva un enorme conflitto interiore perché da un lato amava le foreste, dall’altro lavorava per chi le distruggeva disboscandole ed avvelenando pioppi e betulle per fare spazio e pini e abeti che sono molto più redditizi.
Decise cosi di tornare ai suoi studi per capire meglio quel mondo. Gli scienziati avevano già scoperto che i pini erano in grado di trasmettere carbonio alla radice di un’altra pianta di pino. Questo lo avevano studiato in laboratorio,  Lei decise di verificare nella realtà se gli alberi fossero davvero in grado di scambiarsi informazioni sotto terra.
Foto scattata al Parco Nazionale di Yosemite con Nikon D750 e Obiettivo Tamron 24-70 f/2.8Tamron 24-70 f/2.8

Com’è facile immaginare non è stato semplice per lei trovare finanziamenti per una ricerca del genere, ma alla fine ci è riuscita.

Ha quindi fatto crescere 80 piante di Betulla, Abete e Cedro rosso. La sua ipotesi era che la Betulla e l’Abete comunicassero tra loro attraverso una rete sotterranea, mentre il Cedro vivesse in un suo mondo a parte.
Per fare l’esperimento, con pochi soldi, comprò teli di plastica, nastro adesivo, delle tende paraluce, un timer, e persino una maschera per respirare oltre ad indumenti usa e getta. Dall’università si fece prestare un contatore Geiger, uno spettrometro di massa, microscopi, e alcune pericolosissime siringhe cariche di anidride carbonica radioattiva di carbonio 14.  Poi bottiglie ad alta pressione con Carbonio 13.
Si dimenticò però di prendere il repellente per  le zanzare e quello per gli ORSI ! Entrambi le fecero compagnia per tutta la durata dell’esperimento.
Iniziò quindi l’esperimento, copri le piante con i teli di plastica e alcune con i teli paraluce, iniettò l’anidride carbonica radioattiva, prima il carbonio 14 nella betulla, poi il carbonio 13 (isotopo stabile) nell’abete. Riteneva infatti che tra le due specie ci fosse una comunicazione bidirezionale.
Attese che le piante attraverso la fotosintesi trasformassero l’anidride carbonica in zuccheri per poi inviarla alle radici e sperò che le piante inviassero il tutto tramite le radici alle piante vicine. Misurò quindi con il contatore Geiger la radioattività della betulla e dell’abete e scoprì che l’abete aveva ottenuto dalla betulla un po di carbonio, mentre il cedro non aveva ricevuto alcuna comunicazione. Le piante si erano parlate e gli abeti con i teli paraluce che non potevano attivare la fotosintesi avevano chiesto carbonio alle betulle che si erano attivate per fornirlo. Le piante si aiutavano !
Foto scattata al Parco Nazionale di Yosemite con Nikon D750 e Obiettivo Tamron 24-70 f/2.8Tamron 24-70 f/2.8

Il cedro invece non faceva parte di questa rete di comunicazione. Tutte le piante di betulla e abete invece si.

E la  cosa ancora più sorprendente era che le piante dialogavano fra loro in maniera diversa a seconda delle stagioni e dell’esposizione al sole. A volte le betulle davano più carbonio agli abeti, in altri casi erano gli abeti che aiutavano le betulle. Le due specie erano interconnesse e dipendenti le une dalle altre. Questa era la scoperta, le foreste collaborano tra loro.  E non comunicavano tra loro sono con il carbonio, ma anche con l’azoto, con il fosforo, con l’acqua. Si trasmettevano segnali di difesa, ormoni….
Foto scattata al Parco Nazionale di Yosemite con Nikon D750 e Obiettivo Tamron 24-70 f/2.8Tamron 24-70 f/2.8
Gli scienziati ritengono che alla base di questo scambio di informazioni ci sia la micorriza,  una associazione simbiotica tra funghi e piante superiori (come i tartufi e le querce o i porcini e i castagni). I funghi sarebbero proprio gli organi riproduttivi che però rappresentano solo la punta dell’iceberg. Sotto infatti ci sono i filamenti funghini che attraverso il micelio  colonizzano le radici degli alberi e creano la rete di comunicazione. E’ una rete vastissima, di diversi chilometri sotto ogni pianta. Il micelio  connette le varie piante anche di specie diverse come l’abete e la betulla. Funziona più o meno come i nodi che collegano internet.
Foto scattata al Parco Nazionale di Yosemite con Nikon D750 e Obiettivo Tamron 24-70 f/2.8Tamron 24-70 f/2.8

Come tutte le reti hanno nodi di diverse misure e incalcolabili collegamenti.

Esistono diversi tipi di nodi, quelli più grandi, più attivi, sono detti Nodi Madre o Nodi Hub, e sono quelli che nutrono e istruiscono le piante più giovani. Un albero madre può essere connesso a centinaia di alberi giovani e aiutano i più piccoli a svilupparsi e a crescere. Inoltre l’esperimento ha dimostrato addirittura che le piante riconoscono i propri “figli” mandando a questi più carbonio e sostanze nutrienti rispetto a quello che rilasciano agli altri. Le piante madri cedono persino parte del loro spazio per far crescere i figli. Quando le piante madri vengono ferite o uccise inviano alla rete delle piante figli messaggi di saggezza e informazioni vitali per la sopravvivenza. Funzionano come la nostra società, le nostre famiglie. Straordinario vero ?
Foto scattata al Parco Nazionale di Yosemite con Nikon D750 e Obiettivo Tamron 24-70 f/2.8Tamron 24-70 f/2.8
Se avete tempo e voglia vi suggerisco di investire un po di tempo per cercare su YouTube Suzanne Simard.
Spero che questa breve sintesi di una ricerca durata 30 anni vi sia piaciuta cosi come spero che le foto che ho pubblicato vi abbiano trasportato, almeno per qualche istante, nel silenzio e nel profumo di una foresta.
Grazie per essere qui,
Fabio



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